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Ferrari Dino 246 GT Giallo MCG 1:18

Ferrari Dino 246 GT Giallo MCG 1:18
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Consegna stimata: 12-14.08.2026
Spedizione da 8.00  Tracciata e assicurata
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Caratteristiche
Marca automobilistica
Ferrari
Casa produttrice
MCG
Scala
1:18
Materiale
Pressofusione
Stato del modello
Modello Nuovo
SKU
MCG18168
100% autentico Direttamente dai produttori
Imballo 5 strati Interno in schiuma protettiva
Resi facili 14 giorni, senza motivazioni
Pagamento sicuro Crittografia SSL 256 bit

Informazioni su Ferrari Dino 246 GT Giallo MCG 1:18

TL;DR: Il modellino MCG Ferrari Dino 246 GT 1969, scala 1:18, riproduce in diecast la coupé Pininfarina in un'inedita livrea gialla. Il corpo è un pezzo unico senza parti apribili, con giunture sottili e vernice profonda: un tributo alla Dino che sfidò la Porsche 911 senza portare il cavallino.

Alla fine degli anni Sessanta Ferrari lanciò la Dino come marchio autonomo, un modo per proporre un V6 centrale senza intaccare l'immagine dei dodici cilindri. La 246 GT, disegnata da Pininfarina, restava però nell'orbita di Maranello. MCG la propone in scala 1:18 con una vernice gialla che ricorda quanto la clientela dell'epoca fosse libera di scegliere tinte insolite per un'auto che, sulla carta, non era ancora "una Ferrari".

La Dino 246 GT dietro al modellino MCG

Un V6 senza il cavallino

La Dino nacque per motivi precisi: Enzo Ferrari voleva vendere un'auto più accessibile senza far scendere di prezzo il nome Ferrari sui listini, e la 246 GT uscì quindi come "Dino", dal nome del figlio Alfredo, senza lo scudetto con il cavallino sul cofano. Sotto la targhetta cambiava anche la meccanica: al posto dei dodici cilindri lavorava un V6 di 2,4 litri montato in posizione centrale-posteriore, una configurazione che a Maranello non si era mai vista su un'auto di serie. Il bersaglio commerciale era la Porsche 911, e la Dino la affrontava con un peso più leggero e un baricentro più basso.

La linea di Pininfarina e Brovarone

Il disegno arrivò dalla matita di Pininfarina, con Aldo Brovarone tra i principali autori della linea. La coda tronca, i vetri posteriori avvolgenti e il cofano motore basso restano tra le soluzioni più imitate del design sportivo di quegli anni, e la 246 GT del 1969 rappresenta la versione definitiva della serie, con passo e cilindrata cresciuti rispetto alla precedente 206. MCG segue queste proporzioni con attenzione: i passaruota, l'inclinazione del parabrezza e la sezione posteriore corrispondono a quanto un appassionato riconoscerebbe osservando l'originale da vicino, senza le distorsioni che a volte penalizzano le riproduzioni più economiche. Anche i cerchi a raggiera e le prese d'aria laterali riprendono fedelmente il disegno originale.

Come MCG costruisce la Ferrari Dino 246 GT in scala 1:18

Zama, peso e corpo unico

MCG realizza questa Dino in diecast di zama, la lega zincata che dà ai modellini di questa fascia il loro peso caratteristico: prendere il pezzo dalla confezione e sentirne la densità è il primo segnale che si tratta di metallo, non di resina. La carrozzeria è un corpo unico, senza cofano, portiere o baule apribili: le tolleranze di stampaggio più ampie della zama, rispetto alla resina, si traducono qui in giunture nette e continue lungo tutta la fiancata, perché non c'è alcuna cerniera da nascondere. È una scelta costruttiva comune a questa fascia di prezzo, non un limite: la precisione si giudica tutta guardando l'esterno.

Il giallo tra le tinte del periodo

Il giallo non era una scelta casuale per una Dino del 1969: proprio perché l'auto non portava il nome Ferrari sul cofano, molti primi acquirenti ordinarono tinte insolite per l'epoca, lontane dal rosso corsa che si associava ai modelli con il V12. MCG applica questa livrea su una base metallica, ed è un colore che mette alla prova la qualità del corpo unico più del rosso: ogni imperfezione della giunzione o della linea di fusione risulta più visibile sotto una tinta chiara. Vista sotto una luce diretta, la vernice mostra una profondità uniforme sul cofano e sui parafanghi, senza le zone opache che tradiscono una finitura più economica.

In vetrina: dimensioni e confronto di scala

In scala 1:18 la Dino 246 GT occupa circa 24 centimetri di lunghezza, una misura che si adatta a un ripiano di vetrina standard da 30 centimetri lasciando spazio per l'auto successiva della fila. È una dimensione che permette di apprezzare dettagli come i passaruota pronunciati e la linea del tetto senza bisogno di lenti d'ingrandimento, a differenza di quanto accade in scala 1:43, dove la stessa Dino si riduce a circa 10 centimetri e privilegia la quantità sulla profondità del dettaglio. Il peso della zama aiuta anche qui: il modellino resta stabile su un ripiano leggermente inclinato o vicino a una presa d'aria, dove pezzi più leggeri in resina o plastica tendono a scivolare. Per chi valuta la fedeltà rispetto all'originale, i punti da controllare restano gli stessi su ogni Dino: l'angolo dei fari a scomparsa, la sezione dei vetri laterali e l'allineamento dei cerchi rispetto ai passaruota. Una collocazione lontana da fonti di calore e da luce solare diretta protegge la vernice nel tempo, mentre una spolverata regolare con un pennello morbido evita che la polvere si depositi nelle fessure delle giunture, l'unico punto della carrozzeria dove può accumularsi su un corpo altrimenti sigillato. Anche i possessori di più scale della stessa vettura noteranno come il dettaglio dei sottopassaruota e delle bocchette di aerazione regga meglio il confronto proprio nel formato più grande.

La Dino gialla nella collezione Ferrari

Nella storia del marchio, la Dino occupa una posizione particolare: nata per non essere chiamata Ferrari, oggi è cercata proprio come tale, e le versioni a tiratura più accessibile come questa di MCG permettono di avere una 246 GT in scala senza il costo delle riproduzioni in resina a tiratura limitata dei marchi specializzati. Accanto a una Ferrari a dodici cilindri dello stesso periodo, questa Dino gialla racconta una storia diversa: quella di un'auto pensata per competere sul prezzo e sul peso, non sulla potenza pura. Per chi costruisce una fila dedicata alle Ferrari stradali degli anni Sessanta e Settanta, la 246 GT segna il punto in cui Maranello ha accettato di scendere a sei cilindri senza perdere l'attenzione alla linea. È un modellino che si presta anche a un primo acquisto per chi si avvicina all'automodellismo, prima di orientarsi verso pezzi più impegnativi. Una scelta cromatica insolita, oggi rara da trovare tra le riproduzioni disponibili.

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