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De Tomaso Mangusta Giallo Maxichamps 1:43

De Tomaso Mangusta Giallo Maxichamps 1:43
Prezzo attuale: 69,00 €
3 pezzi rimasti
Consegna stimata: 29 ott – 2 nov 2026
Spedizione da 8,50 € Tracciata e assicurata
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Caratteristiche
Marca automobilistica
De Tomaso
Casa produttrice
Maxichamps
Scala
1:43
Materiale
Pressofusione
Stato del modello
Modello Nuovo
SKU
940127120
100% autentico Direttamente dai produttori
Imballo 5 strati Interno in schiuma protettiva
Resi facili 14 giorni, senza motivazioni
Pagamento sicuro Crittografia SSL 256 bit

Informazioni su De Tomaso Mangusta Giallo Maxichamps 1:43

TL;DR: Il Maxichamps De Tomaso Mangusta 1:43 Yellow è un modellino in pressofusione della coupé a motore centrale del 1967, disegnata da Giorgetto Giugiaro per Ghia. Corpo unico non apribile: si giudicano la linea bassissima, la tinta Yellow e i cerchioni. Soggetto adatto a chi raccoglie sportive italiane anni Sessanta con motore americano.

La Mangusta è una coupé italiana con cuore americano: il V8 Ford sistemato dietro l'abitacolo, la carrozzeria di Giugiaro sopra. Il suo nome, secondo la tradizione, strizzava l'occhio alla Cobra, serpente che la mangusta sa uccidere. In 1:43 è un modello di circa dieci centimetri, basso e largo, che attira lo sguardo per le proporzioni più che per i dettagli.

Maxichamps De Tomaso Mangusta 1:43: bassa, larga e a corpo unico

Proporzioni e posteriore a doppio portellone

Con motore centrale, la Mangusta ha un abitacolo avanzato, un muso corto e un posteriore massiccio che dà all'auto una forma a cuneo tesa. Sull'auto vera la zona dietro l'abitacolo si apre con due grandi portelloni; sul modello a corpo unico restano le linee incise nella fusione, e il loro tracciato, simmetrico e costante, è uno dei punti da verificare per giudicare la qualità. La larghezza è un'altra chiave: una Mangusta deve sembrare schiacciata a terra, con carreggiata ampia e passaruota pieni. Se la vettura appare alta o stretta, perde il carattere che la rende riconoscibile.

Giallo e zinco in 1:43

La tinta Yellow è una delle più esigenti: su una carrozzeria così piatta e larga, un giallo ben steso diventa un blocco di colore uniforme, mentre le imperfezioni appaiono subito come ombre o zone opache. La lega di zinco regala il peso che serve a un modello basso e largo, e lo tiene saldo sul ripiano. Il metallo conserva la forma negli anni, con il compromesso noto: tolleranze un po' più ampie della resina e spigoli appena più morbidi. Su una coupé dai volumi decisi e dalle superfici distese, il limite si avverte poco e la resistenza all'uso resta il pregio.

Da Ghia a Modena: la Mangusta tra Italia e Stati Uniti

Un'italiana con motore americano

La Mangusta fu prodotta a Modena da De Tomaso, azienda fondata da Alejandro de Tomaso, tra il 1967 e i primi anni Settanta, e aprì la strada alla Pantera. Il connubio tra telaio e stile italiani e motore Ford americano è una formula che ebbe fortuna nei decenni successivi, e la Mangusta ne fu uno dei primi esempi. Per un collezionista italiano il soggetto è affascinante proprio per questa doppia anima: l'eleganza di Ghia e Giugiaro unita alla robustezza di un V8 d'oltreoceano, in una coupé che sembra costruita per essere guardata.

Un pezzo per le vetrine anni Sessanta

Tra berline, GT e spider italiane di quegli anni, la Mangusta è il pezzo che rompe lo schema: più bassa, più larga, con il motore dietro e linee da sportiva moderna per l'epoca. Il giallo la rende visibile anche in fondo a una vetrina affollata. In una serie dedicata alle carrozzerie di Giugiaro, si affianca naturalmente ad altre sue opere dello stesso periodo. L'automodellismo per temi premia soggetti così, che raccontano un momento in cui le piccole case italiane osavano di più, e il 1:43 permette di raccoglierne molte senza saturare gli spazi.

Cosa guardare e come mantenerla

Controllate la bassezza della linea, la larghezza del posteriore e la posizione dei cerchioni nei passaruota: sono i punti che definiscono la Mangusta a colpo d'occhio. Il corpo unico privilegia la resa esterna, ed è una scelta normale in questa scala. Chi vuole comprare questo Maxichamps per una serie di sportive italiane trova un pezzo di circa dieci centimetri, facile da inserire in una vetrina densa. Il giallo soffre la luce solare diretta: meglio una teca chiusa, illuminazione morbida e un pennello per la polvere.

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