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Rolls-Royce Phantom VI EWB Nero Kyosho 1:18

Rolls-Royce Phantom VI EWB Nero Kyosho 1:18
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Caratteristiche
Marca automobilistica
Rolls-Royce
Casa produttrice
Kyosho
Scala
1:18
Materiale
Pressofusione
Stato del modello
Modello Usato
SKU
08905BK
100% autentico Direttamente dai produttori
Imballo 5 strati Interno in schiuma protettiva
Resi facili 14 giorni, senza motivazioni
Pagamento sicuro Crittografia SSL 256 bit

Informazioni su Rolls-Royce Phantom VI EWB Nero Kyosho 1:18

TL;DR: Il Kyosho Rolls-Royce Phantom VI EWB 1:18 riproduce in pressofusione nera la berlina a passo lungo che Rolls-Royce realizzava quasi su ordinazione per sovrani e capi di stato tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Novanta. Portiere apribili e interni in radica la rendono un pezzo raro per collezioni di lusso istituzionale.

Poche vetture sono nate con un compito tanto specifico quanto la Phantom VI: trasportare non un cliente qualsiasi, ma un capo di stato o un membro di una casa regnante. Kyosho affronta questo soggetto raro con lo stesso rigore che riserva alle berline di rappresentanza più celebri.

Kyosho e la pressofusione della Phantom VI a passo lungo

La lunghezza EWB e la carrozzeria in pressofusione

La sigla EWB indica il passo allungato, extended wheelbase, la configurazione che Rolls-Royce riservava alle committenze più formali, con uno spazio posteriore pensato per essere percorso in piedi durante le cerimonie. Kyosho riproduce quella lunghezza fuori scala rispetto a una berlina normale, e la pressofusione di zama restituisce il peso che ci si aspetta da una vettura di rappresentanza: solida, densa, con superfici che non cedono alla pressione delle dita. La finitura nera assorbe la luce in modo uniforme, senza le chiazze opache che tradirebbero una vernice applicata in fretta.

Interni in radica e dettagli apribili

All'interno, Kyosho riproduce le finiture in radica e pelle che caratterizzavano l'abitacolo posteriore della Phantom VI, incluso lo spazio dedicato ai passeggeri d'onore separato dal vano di guida da un divisorio. Le portiere posteriori, più lunghe di quelle di una berlina comune, si aprono su cerniere metalliche solide, mentre il cofano anteriore rivela un vano motore semplificato ma coerente con le proporzioni generali. È un livello di dettaglio raro per un soggetto che i produttori affrontano meno spesso delle sportive.

Una berlina costruita quasi su commissione

La Phantom VI restò in produzione per un periodo lunghissimo, dalla fine degli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, ma con volumi talmente ridotti da renderla più simile a una commissione artigianale che a un modello di serie. Rolls-Royce la costruiva spesso su richiesta diretta di case regnanti, governi e istituzioni, con carrozzerie realizzate da Mulliner Park Ward secondo specifiche che potevano variare da un esemplare all'altro. Questo la rende un soggetto diverso dalle berline di lusso più diffuse: non era pensata per essere posseduta privatamente nella maggior parte dei casi, ma per rappresentare uno stato o un'istituzione in un'occasione pubblica. Per un collezionista italiano abituato alle grandi berline di rappresentanza nazionali, la Phantom VI offre un punto di paragone diretto con l'approccio britannico al trasporto ufficiale, meno sportivo ma altrettanto rigoroso nella cura dei materiali.

Una presenza rara in vetrina

Dimensioni e collocazione tra le berline di lusso

A scala 1:18 la lunghezza EWB si traduce in un modellino che supera abbondantemente i 30 centimetri, più lungo di qualunque berlina sportiva della stessa scala, e per questo richiede uno spazio dedicato in vetrina piuttosto che una posizione tra modellini più compatti. Accanto ad altre ultra-lusso britanniche o a berline di rappresentanza di altre nazioni, la Phantom VI racconta un capitolo che raramente compare in una collezione dominata da sportive e rally.

Il livello Kyosho rispetto alle resine sigillate

Chi valuta questa Phantom VI accanto a una resina sigillata di pari fascia noterà una differenza di approccio più che di qualità: la pressofusione consente di aprire portiere e cofano, mostrando l'abitacolo posteriore, mentre la resina punterebbe tutto sulla continuità delle linee di giunzione. Per un soggetto che vive di dettagli interni quanto di carrozzeria, l'apertura ha un valore narrativo preciso. È una berlina che si racconta meglio mostrata aperta almeno una volta, prima di tornare alla sua posizione abituale sotto vetro.

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